Riflessioni

   Sangue tra le palme                                   Trama invisibile

 

Niente come il sangue tra le palme ci aiuta a capire il problema sempre difficile del dolore.
Gesù che muore senza colpa, mentre attorno a lui si crea un cerchio di solitudine, è la più limpida ed esauriente risposta al perché del dolore.
Egli lo ha accettato sino in fondo, ha affrontato la sua passione senza surrogati, senza domande, senza recriminazioni, e  l’ha trasformata in una offerta perenne per la salvezza dell’uomo.
E’ la croce che diventa altare.
Il senso del dolore è tutto qui, il senso della sofferenza non si scopre con belle parole, con discorsi difficili, ma semplicemente accettandola con la eroica semplicità dell’amore.
Lo so che non è facile, ma non ci sono scorciatoie.
Soltanto quando lo accettiamo con la forza della fede, il dolore diventa una ricchezza morale per noi e per gli altri.
E non ci sono altari piccoli e altari grandi.
Ogni problema, ogni preoccupazione, ogni solitudine può diventare un altare invisibile sul quale qualcosa si distrugge, e qualcosa si crea, un valore terreno si spezza, ma ne nasce uno eterno.
Io credo profondamente che, senza la sofferenza e senza l’accettazione della sofferenza, la nostra vita non potrebbe avere  quella ampiezza di significato che essa ha agli occhi di Dio, e che ci perderemmo nel labirinto delle nostre piccole cose quotidiane se il dolore non schiarisse ogni tanto l’orizzonte delle cose che contano.
Quando un problema ci preoccupa, quando il futuro ci assilla, quando ci colpisce il dolore, quando la solitudine ingigantisce  le cose, quando c’è sangue tra gli olivi, è allora che il nostro collegamento con Cristo è più vivo e ampio, più personale e fecondo.
E’ soltanto allora che possiamo fare a meno delle parole e trasformare le cose in un maturante silenzio d’amore.
Questo è il momento in cui la fede deve intervenire con la sua grande forza di fondo: non importa quanto tormentata sia la superficie della vita, non importa quante delusioni abbiano segnato il cuore.
Giù nel fondo, il disegno di Dio esiste ancora, e più fermo che mai.
Nonostante le incertezze, le contrarietà, le prove inevitabili, una fede profonda deve sempre conservarci un incrollabile ottimismo di fondo: le cose cambiano e noi cambiamo con esse, ma Dio è lì, con la sua paternità che è piena e immensa per ogni singola creatura.
Le vicende della vita, ora ci portano più vicini a lui, ora ci allontanano, ma il suo disegno ci segue sempre.
E’ una consolazione immensa, questa certezza che in fondo alla storia degli uomini c’è sempre una storia di Dio, e in fondo a ogni singola storia umana c’è una misteriosa paternità che la guida e raccoglie.
Lo so, credere a tutto questo, quando certi momenti della vita sembrano smentirlo, è spesso difficile e duro, ma anche qui ritorna la questione del prezzo: se fosse facile, non varrebbe molto; appunto perché il suo prezzo è la vittoria sulla paura, sulla solitudine, sulla disperazione e, quindi, l’unica certezza che ci rimane quando le altre vengono spazzate via dalla vita, bisogna accettarlo come un dono, ma pagarlo come una faticosa conquista.
Vi assicuro che ne vale la pena.

 

La stupidita non è una virtù                     La prova necessaria

Il cristiano intelligente non rimane addormentato e passivo di fronte a nessuna circostanza della vita, ma in tutte le cose scopre sempre un rapporto attivo di responsabilità, sa tessere una trama invisibile di consapevolezza.
A un cristiano non è permesso di essere assente davanti a nessun problema sia di ordine ideale che di ordine pratico o di essere rinunciatario e neutrale come se questa o quella cosa non lo interessassero affatto.
Sia nella scuola che sul lavoro, sia nella professione che nella politica, chi si professa credente non può separare la propria attività dalle norme morali della sua fede, perché ogni insufficienza personale in questo campo coinvolge la sua testimonianza.
Noi abbiamo il grande vantaggio di sapere il fine e il perché della vita, e questo dovrebbe essere un continuo stimolo a intuire, a capire, a intervenire con una azione intelligente, volenterosa e attiva.
Un grande santo scrisse un giorno una frase che dovrebbe essere una norma di vita, piccola o importante che sia:
« pregare come se tutto dipendesse da Dio, lavorare come se tutto dipendesse da noi ».
Soltanto quando ci buttiamo nell’azione con la certezza che il nostro contributo alla vita è decisivo e importante pur nella sua apparente piccolezza, soltanto quando abbiamo la certezza che il bene si realizza anche attraverso il nostro piccolo contributo di intelligenza e di operosità, allora possiamo mettere da parte le esitazioni della timidezza e la paura del dubbio e uscire dal nostro dolce far niente che è il vero grande peccato contro lo spirito.
Il Signore ha detto che soltanto i coraggiosi e i violenti possono conquistare il regno di Dio, ribadendo ancora una volta il concetto che nella vita senza sforzo e lotta non si ottiene assolutamente nulla.
Come non si può essere buoni senza lottare con intelligenza e con chiarezza, così non si può essere portatori di bene nel mondo pubblico e sociale subendo passivamente le circostanze, come spaventapasseri che se ne stanno fermi e passivi in mezzo ai campi di grano.
Certamente fare non significa strafare, agire con intelligenza non significa essere dei prepotenti arroganti o degli impiccioni che dicono fanno tutto non sanno far nulla.
Agire con intelligenza significa superare le opposizioni, gli ostacoli, cercare di essere i testimoni di una fede che nel tempo realizza e prepara i valori dell’eterno. Anche nelle piccole cose quotidiane, anzi soprattutto nelle piccole cose di ogni giorno.
 Prendiamo l’amore o certi aspetti dell’amore.L’amore è una cosa meravigliosa, ma la tentazione di viverlo e affrontarlo in superficie è pericolosissíma.
Spesso si tratta di sfumature, di piccoli gesti, di situazioni che sembrano innocenti, ma che possono spostare tutto il significato dei nostri sentimenti.
La tentazione di prendere le scorciatoie facili, di sorvolare sui compromessi, di scrivere e vivere quella parola con la lettera minuscola, corre sopra il filo invisibile che fa da confine tra il sesso e l’amore.
Non sono affatto un passatista, ma, ho ragione di credere che dalla risposta sbagliata a questa tentazione dipende gran parte di quella faciloneria morale che vediamo continuamente sotto i nostri occhi.
E’ facile dire a uno « ti amo », ma è molto meno facile tenere il sentimento dentro i limiti di un autocontrollo che lo approfondisce e lo illumina.
Potremo andare avanti all’infinito con gli esempi di tentazioni che non sembrano tentazioni e invece lo sono.
Se la tentazione è un bivio, dobbiamo prendere a destra o a sinistra. Sono convinto che ogni nostra scelta, anche là più insignificante, può avere una importanza definitiva.
Nei problemi dello spirito, il piccolo e il grande si misurano dalle conseguenze vicine e lontane che i nostri atti si portano dietro.
Come le valanghe, i problemi dello spirito cominciano sempre in sordina, quasi dal nulla, ma è quel nulla che conta.
Ripensiamo per un attimo a certe scelte, a certe situazioni nostre e altrui e ci accorgeremo che esse sono nate da un attimo che sembrava insignificante.
La tentazione può essere una seccatura, una pietra d’inciampo, ma senza di essa non saremmo mai creature consapevoli che sanno scegliere la misura giusta nel momento giusto.
Un mondo spirituale senza tentazioni sarebbe un mondo di bambini mai diventati uomini.
Il senso della vita si capisce attraverso il rischio della scelta, la scelta delle grandi occasioni, ma soprattutto la scelta delle piccole cose quotidiane senza chiasso e senza storie.
La vita si costruisce frammento per frammento, occasione per occasione.
ogni nostra scelta, anche là più insignificante, può avere una importanza definitiva. Nei problemi dello spirito, il piccolo e il grande si misurano dalle conseguenze vicine e lontane che i nostri atti si portano dietro.
Come le valanghe, i problemi dello spirito cominciano sempre in sordina, quasi dal nulla, ma è quel nulla che conta.
Ripensiamo per un attimo a certe scelte, a certe situazioni nostre e altrui e ci accorgeremo che esse sono nate da un attimo che sembrava insignificante.
La tentazione può essere una seccatura, una pietra d’inciampo, ma senza di essa non saremmo mai creature consapevoli che sanno scegliere la misura giusta nel momento giusto.
Un mondo spirituale senza tentazioni sarebbe un mondo di bambini mai diventati uomini.
Il senso della vita si capisce attraverso il rischio della scelta, la scelta delle grandi occasioni, ma soprattutto la scelta delle piccole cose quotidiane senza chiasso e senza storie.
La vita si costruisce frammento per frammento, occasione per occasione.

 

Riflessioniultima modifica: 2014-07-08T22:45:26+02:00da noiamaria

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