La mia fede?

Chi crede ha la vita eterna (Gv 6,47)

Durante la vita terrena, come afferma chiaramente Cristo:
“Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Gv 5,24).
Per questo Gesù insiste sulla fede in lui, la necessità e l’utilità nella fede.
La fede è Gesù
“Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11).
Gesù lo ricorda più volte:
“Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre” (Gv 10,37).
“Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate” (Gv 11,15).
Cristo più volte invita anche ad avere fede: infatti dice ai discepoli.-
“Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete” (Mt 21,22).
Dopo l’annuncio della morte della figlia di Giairo dice al padre:
“Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata” (Lc 8,50).
“Tutto è possibile per chi crede” (Mc 4,23).
“Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?” (Gv 11,40).
Gli apostoli hanno la missione data da Gesù, invitando gli uomini alla fede: infatti Gesù li esorta:
“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15s).
Necessità della fede
L’opera di Dio è l’atto di fede in Cristo stesso come inviato di Dio:
“Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato” (Gv 6,29);
Per questo Gesù può mettere la fede in lui sullo stesso piano della fede in Dio:
“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14,1).
Gesù sottolinea spesso la necessità di credere in lui:
“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6,35).
“Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38).
“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Gv 11,25).
“Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,40).
“In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6,47).
La fede in Cristo è necessaria , anche dal fatto che il destino dell’uomo dipende dalla sua attuale posizione di fronte al Cristo:
“Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv 3,18).
“Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui” (Gv 3,36).
“Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno” (Gv 12,48).
“Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccaci” (Gv 8,24).
La fede è utile
Per suscitare la fede, Gesù ne sottolinea la potenza, promettendo:
“In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre” (Gv 14,12).
Gesù dice che una fede anche minima, nulla è impossibile:
“In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile” (Mt 17,20).
La vera fede può persino spostare un albero tanto potente per la solidità delle sue radici:
“Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede” II Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”” (Lc 17,5s).
Per sottolineare l’utilità della fede, che intercorre tra fede e miracolo; infatti è la fede che fa vedere i due ciechi:
“Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: “Credete voi che io possa fare questo?”. Gli risposero: “Sì, o Signore!”. Allora toccò loro gli occhi e disse:
“Sia fatto a voi secondo la vostra fede”” (Mt 9,28s).
E’ la fede che fa capire ai portatori del paralitico di praticare un’apertura nel tetto pér giungere fino a Gesù:
“Non potendo però portaglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico… ” (Mc 2,4s).
E’ la fede che ottiene la guarigione del servo del centurione:
“E Gesù disse al centurione: “Va’, e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì” (Mt 8,13).
E’ la fede che fa esclamare il padre dell’ossesso nell’esclamazione semplice ma fiduciosa:
“”Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”. Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità'” (Mc 9,22-24).
E’ la fede che fa recuperare la vista al cieco Bartimeo:
“Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?”. E il cieco a lui: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”” (Mc 10,51s).
E’ la fede che fa guarire l’emorroissa:
“Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male” (Mc 5,34).
II potere miracoloso di Gesù è invece vanificato dalla mancanza di fede:
“A Nazaret non poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità” (Mc 6,5s).
Chi crede in me, crede in colui che mi ha mandato (Gv 12,44)
Pur riconoscendo la necessità e l’utilità della fede gli uomini non sempre credono perché non tengono presente il fondamento, e l’essenza della fede.
Fondamento della fede
Gesù insiste sul fondamento della fede in lui; prima di tutto dice che la fede in lui si fonda sulla sua unità con il Padre:
“Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà
nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me” (Gv 12, 44-50).
Dopo il miracolo della moltiplicazione del pane, i Giudei chiedono a Gesù un segno permanente, per credere in lui come inviato di Dio. Gesù ribatte che è lui il vero pane della vita e di questo pane ci si ciba mediante la fede, che è la fonte della vita eterna. Leggiamo in Giovanni:
“Allora gli dissero: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre  mio vi dà il pane dal cielo quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci per sempre questo pane”. Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, e lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. E dicevano: Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”. Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità vi dico: chi crede ha la vita eterna”” (Gv 6,30-47).
Lo stesso evangelista Giovanni dopo aver riferito la testimonianza del Battista ricorda che il messaggio di Gesù, che viene dall’alto, è vera parola di Dio:
“Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. II Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui” (Gv 3,31-36).
Sviluppo della fede
La fede non è facile:
“La luce è venuta nel mondo, ma gli uominl hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage” (Gv 3,19).
Resta fondamentalmente un’opera gratuita di Dio:
“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv G,44).
E’ Dio che dona Gesù agli uomini:
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
Anche nei discepoli la fede ha le sue difficoltà: Gesù ha appena terminato il discorso sul pane della vita nella sinagoga di Cafarnao e “molti dei suoi discepoli dopo aver ascoltato, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?…”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi
abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”” (Gv 6,60.66-68).
Gesù rimprovera l’incredulità dei discepoli:
“Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli
dormiva. Allora accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”. Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?”” (Mt 8,23-2G).
La durezza del cuore dei discepoli li porta a non comprendere il senso dei segni da lui compiuti:
“Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere i pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora egli li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”. E quelli dicevano tra loro: “Non abbiamo pane”. Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: “Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Dodici”. “E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Sette”. E disse loro “Non capite ancora?”” (Mc 8,14-21).
Anche dopo avere riconosciuto in Cristo il Messia, Pietro si rifiuta di ammettere che la via del Messia debba passare attraverso la croce:
“E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso, e dopo tre
giorni risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli voltatosi e guardando i discepoli,
rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da ma, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,31-33).
Il più chiaro esempio di incredulità, seguito però dalla fede, l’abbiamo in Tommaso:
“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”” (Gv 20,24-28).
Soltanto il dono dello Spirito sarà in grado di trasformare la fede degli apostoli in una fede autentica e dinamica, capace di propagarsi fino ai confini della terra; dice infatti Gesù:
“Ma il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26);
“Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16,13).
Gli evangelisti dicono anche in che cosa consista la fede; essa è credere a Cristo:
“A me voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può convincermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” (Gv 8,45s);
E’ credere in Cristo:
“Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre” (Gv 14,1 ls);
E’ credere nel nome di Cristo:
“Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv 3,18);
E’ accogliere Gesù:
“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40);
E’accogliere Gesù come Messia:
“A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12s);
E’ dichiararsi per Gesù:
“Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10,32s);
E’ ascoltare la voce di Cristo e seguirlo:
“Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce; egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce” (Gv 10,3s).
Verranno dall’oriente e dall’occidente (Mt 8,11)
Di fronte al messaggio di Cristo gli uomini reagiscono in modo contrastante. Già al momento della nascita si verifica ciò, perché, mentre “il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme” (Mt 2,3);
I pastori accolgono con prontezza la rivelazione della salvezza:
“Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro” (Lc 2,15.20).
L’incredulità dei Giudei
La missione di Gesù in Galilea fa pochi discepoli; Corazin, Betzaida e Cafarnao sono teatro di più di un terzo dei miracoli di Gesù, ma non accolgono l’offerta e perciò provocano un giudizio di condanna; infatti Gesù
“si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite:”Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. E tu Cafarnao, sarai forse
innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!”” (Mt 11,20-24).
Durante il discorso di addio Gesù con dolore dichiara:
“Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio.
Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione” (Gv 15,2225).
Gesù denuncia la causa della incredulità dei Giudei quando dice:
“Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv 9,39).
Di fronte a questa dichiarazione alcuni obiettano: “”Siamo forse ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane”” (Gv 9,40s).
Anche Giovanni tenta di dare una risposta a chi si chiede perché il ministero di Gesù in mezzo al suo popolo si chiuda con un fallimento: “Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui; perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E il braccio del Signore a chi è stato rivelato? E non potevano credere, per il fatto che Isaia aveva detto ancora: Ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore, e si convertano e io li guarisca! Questo disse Isaia quando vide la sua gloria e parlò di lui” (Gv 12, 37-41).
La fede degli stranieri
I Giudei non vogliono credere e Gesù afferma:
“Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (Mt 21,43).
Il centurione di Cafarnao costituisce il caro più esplicito della fede degli stranieri:
“II centurione, riprese: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’ ed egli va; a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa’ questo ed egli lo fa”. All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e ,dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti”” (Mt 8,8-12).
È ancora un centurione straniero ad emettere sotto la croce l’atto di fede:
“Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio”” (Mc 15; 39).
Anche gli abitanti di Samaria sono sensibili al messaggio di Cristo:
“La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. Uscirono allora dalla città e andavano da lui” (Gv 4,28-30).
Gesù gioisce al vedere che il buon seme gettato nell’anima della Samaritana ha preparato la conversione dei concittadini, e, vedendo i Samaritani venire a lui, dice agli apostoli: “Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.
E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete, Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato: altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”(Gv 4,35,38).
La fede dei peccatori
II Vangelo mette spesso in rilievo anche la fede dei peccatori, contro l’incredulità dei grandi giusti:
“In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto, i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli” (Mt 21,31s).
Il pubblicano Zaccheo accoglie nella sua casa la salvezza:
“Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”” (Lc 19,5-10).
Anche il racconto del cieco nato, considerato dai farisei un peccatore colpito dalla punizione di Dio, pone in risalto il contrasto tra la fede dell’uomo che era stato cieco e la deliberata cecità dei Giudei: “Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si prostrò innanzi” (Gv 9,35-38).
Anche il ladrone, sulla croce, crede in Cristo:
“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”” (Le 23,39-43).
La fede è anche utile perché consente agli uomini di compiere opere meravigliose – di spostare monti – di sradicare gelsi di ottenere ciò che umanamente è impossibile.
La fede in Cristo è fondata
– sulla sua unità con il Padre
– sulla missione che gli è stata affidata dal Padre
sulla certezza che egli annuncia la parola di Dio.
– La fede non è facile ed ha bisogno di uno sviluppo graduale, perché
– si possono preferire le tenebre alla luce
– il suo linguaggio è a volte duro
– è sempre possibile avere dei momenti di incertezza come è accaduto ai discepoli
– è sempre possibile fraintendere il messaggio divino, come hanno fatto i Dodici
– si può essere tentati di adattarla alle proprie idee, come è avvenuto a Pietro
– a volte si pretendono prove straordinarie come ha fatto Tommaso
– solo lo Spirito santo può dare una fede autentica. La fede è
– credere a Cristo – credere in Cristo
– credere nel nome di Cristo – accogliere Gesù
– accogliere Gesù come Messia – dichiararsi per Gesù
– ascoltare la voce di Cristo e seguirlo.
Per credere in Gesù necessario avere le disposizioni dei fanciulli………………………La fede”>

 

top

La mia fede?ultima modifica: 2014-06-23T23:33:54+02:00da noiamaria

Lascia un commento